Il quartiere all’alba si carica di voci, di furgoni che portano la merce nei negozi, di giovani che rientrano da nottate splendenti. Kebab, e macellerie arabe si alternano a minimarket a pizzerie e piccoli hotel. Capannelli di magrebini sui gradini dei negozi discutono da mattina a sera, mentre dall’altra parte della strada seduti su sedie sgangherate di un vecchio bar, dall’arredo anni ‘60, gli anziani li guardano di traverso, commentando ogni gesto e parola a loro incomprensibile. Gli edifici si innalzano sulle loro teste, ricordano quelli di una qualsiasi città francese o di una colonia nordafricana. Ragazzi, giovani, uomini vivono la strada come la loro casa, vi si ritrovano vestiti con bermuda, ciabatte da bagno, magliette delle squadre di calcio, le donne portano il velo. In certe strade, accanto ai portoni, spesso siedono o si appoggiano alle cantonate dei palazzi, donne con tacchi a spillo, con vestiti succinti, molto truccate, che ti inviano baci se le guardi. Sono le uniche ad essere eleganti, ma il loro lavoro è tutt’altra cosa. Gli uomini del quartiere sfogano di notte e di giorno il loro più violento maschilismo. Quegli anziani seduti al bar alcune volte si avvicinano timorosi di usarle, lo stesso fanno i magrebini seduti ai bordi delle strade, o nei kebab. Molto spesso urla svegliano la notte, sono voci di donne che fuggono, si ribellano, si disperano, ma il silenzio regna indiscreto. Quando il sole tramonta agli angole delle strade donne e uomini vendono, a poco prezzo, il pane, conservato dentro grandi sacchi di nailon appogiati a terra, distribuito dentro sacchetti di carta bianca. San Salvario è nel centro di Torino, vicino alla stazione
Luglio 6, 2008
Frammenti di metropoli.
Posted by giacflorence under precarietà | Tag: migranti, prostitute, san salvario, torino |Leave a Comment