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Più diritti agli interinali, ma addio alla settimana di lavoro |
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Più diritti ai lavoratori interinali, che riceveranno pari trattamento rispetto ai dipendenti, ma liberalizzazione accelerata dell’orario di lavoro, che potrà raggiungere anche le 60 o 65 ore ore settimanali. Due misure in apparenza contraddittorie, quelle prese la notte del 9 giugno dal Consiglio dei ministri dell’occupazione. Ma in realtà, come avevamo anticipato sul nostro sito, logiche e prevedibili. La logica è quella della moneta di scambio. E chi doveva essere ripagato è la Gran Bretagna (insieme all’Irlanda e ad alcuni paesi dell’Est), dove a fine maggio la Confindustria locale aveva sottoscritto un accordo sugli interinali (che ha consentito poi il varo del provvedimento europeo) col patto esplicito, però, di avere mani libere sull’orario di lavoro. E così è stato. Diamo prima la notizia cattiva. E dunque i 27 paesi dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per una revisione della legge europea sull’orario di lavoro, normativa adottata nel 1993 e già modificata nel 2003. La settimana lavorativa di 48 ora resta la regola, ma la durata massima settimanale di lavoro potrà raggiungere le 60 o le 65 ore per i dipendenti che, volontariamente e a titolo individuale, accetteranno di derogare al limite di 48 ore garantendo una maggiore reperibilità. Questi limiti potranno essere superati in sede di contrattazione collettiva. La Spagna, il Belgio, la Grecia, l’Ungheria e Cipro si sono astenuti e hanno criticato il testo. Sono state soddisfatte, invece, le esigenze britanniche, paese dove la settimana lavorativa non ha vincoli d’orario e che gode, dal 1993, di una eccezione (appunto l’opt-out) rispetto al tetto massimo delle 48 ore settimanali. La notizia buona, invece, è che i ministri hanno approvato un progetto di legge sul lavoro interinale che prevede fin dal primo giorno di lavoro uguale trattamento fra lavoratori ad interim e i dipendenti a tempo indeterminato. Si tratta di una regola generale, salvo deroga in caso di accordo nazionale con i sindacati. |
Giugno 12, 2008