Giugno 2008


Chi costruì Tebe dalle Sette Porte?
Dentro i libri ci sono i nomi dei re.
I re hanno trascinato quei blocchi di pietra?
Babilonia tante volte distrutta,
chi altrettante la riedificò? In quali case
di Lima lucente d’oro abitavano i costruttori?
Dove andarono i muratori, la sera che terminarono
la Grande Muraglia?
La grande Roma
è piena di archi di trionfo. Chi li costruì? Su chi
trionfarono i Cesari? La celebrata Bisanzio
aveva solo palazzi per i suoi abitanti?
Anche nella favolosa Atlantide
nella notte che il mare li inghiottì, affogarono
implorando aiuto dai loro schiavi.

Il giovane Alessandro conquistò l’India.
Lui solo?
Cesare sconfisse i Galli.
Non aveva con sé nemmeno un cuoco?
Filippo di Spagna pianse, quando la sua flotta
fu affondata. Nessun altro pianse?
Federico II vinse la guerra dei Sette Anni. Chi
vinse oltre a lui?

Ogni pagina una vittoria.
Chi cucinò la cena della vittoria? Ogni dieci anni un grande uomo.
Chi ne pagò le spese?

Tante vicende.
Tante domande.

Bertold Brecht

Da qualche giorno rimpalla la notizia e la proposta del Ministro della Difesa (o dell’esercito) La Russa di impiegare le forze armate per mettere in sicurezza le città. Una proposta che ha trovato conferma oggi in una dichiarazione a Sky Tg24 in cui afferma che saranno 2500 i soldati che scenderanno nelle strade delle maggiori città italiane per svolgere funzioni di polizia. Una misura, che assieme alle altre, si colloca sul selciato dal cuore nero che il neo governo Berlusconi sta tracciando sulla socità e sulla storia del paese. Se da un lato si attaccano quei miseri diritti redistributivi del reddito che ancora esistono, pressando per liberalizzare ulteriormente il mercato del lavoro, dall’altro si utilizza il pugno d’acciaio della repressione primo valore dell’area culturale da cui proviene il Ministro (la stessa di Almirante). Mercato e autorità. Veltroni commenta non mettendo l’accento sull’irrigidimento delle libertà personali, e le ricadute sulla scelta sia sbagliata perchè mortifica le forze dell’ordine. società, ma ritenendo chela scelta sia sbagliata perchè mortifica le forze dell’ordine.  

Irlanda trionfa il No al trattato di Lisbona
 

Gli irlandesi bocciano il trattato di Lisbona per la riforma dell’Unione europea. Stando ai risultati del referendum la stragrande maggioranza ha votato “No”. A prenderne atto per primo con «delusione» è stato il ministero della Giustizia, Dermot Ahern, il quale ha sottolineato che «alla fine il popolo si è espresso così». Dopo il no francese e olandese al precedente trattato costituzionale, si conferma il malessere molto forte che c’è tra i cittadini per il metodo così poco democratico e il merito liberista con cui si vuole costruire questa Europa, e che ne crea invece la crisi. Le condizioni sociali, economiche e civili di questa Europa sono di grande sofferenza e chiedono risposte forti e nuove. Ora occorre un nuovo, democratico processo costituente.

Strage a Mineo, nel catanese: sei operai sono morti asfissiati dai gas tossici mentre pulivano
una vasca del depuratore. Altre tre vittime
a Nuoro, Alessandria e Modena.

Dalle fabbriche, dai cantieri, dai luoghi di lavoro anche ieri giungono notizie sconcertanti. Chi lavora non dovrebbe morire. Lavorare è un’attività che si lega, nella società in cui viviamo, all’approvvigionamento dei beni con i quali vivere, sopravvivere. E’ uno stato per cui vi si è coerctitivamente sottoposti. Lavorare per vivere. Ma molti in Italia lavorano per morire. Tutto questo mentre Sacconi ha dichiarato di modificare il Testo unico sulla sicurezza (in particolar modo quelle parti che accertano e sanzionano la responsabilità dell’impresa) e deregolamentare ulteriormente il mercato del lavoro.

 

 

Più diritti agli interinali, ma addio alla settimana di lavoro
di 48 ore

 

 

 

Più diritti ai lavoratori interinali, che riceveranno pari trattamento rispetto ai dipendenti, ma liberalizzazione accelerata dell’orario di lavoro, che potrà raggiungere anche le 60 o 65 ore ore settimanali. Due misure in apparenza contraddittorie, quelle prese la notte del 9 giugno dal Consiglio dei ministri dell’occupazione. Ma in realtà, come avevamo anticipato sul nostro sito, logiche e prevedibili. La logica è quella della moneta di scambio. E chi doveva essere ripagato è la Gran Bretagna (insieme all’Irlanda e ad alcuni paesi dell’Est), dove a fine maggio la Confindustria locale aveva sottoscritto un accordo sugli interinali (che ha consentito poi il varo del provvedimento europeo) col patto esplicito, però, di avere mani libere sull’orario di lavoro. E così è stato.

Diamo prima la notizia cattiva. E dunque i 27 paesi dell’Unione europea hanno raggiunto un accordo per una revisione della legge europea sull’orario di lavoro, normativa adottata nel 1993 e già modificata nel 2003. La settimana lavorativa di 48 ora resta la regola, ma la durata massima settimanale di lavoro potrà raggiungere le 60 o le 65 ore per i dipendenti che, volontariamente e a titolo individuale, accetteranno di derogare al limite di 48 ore garantendo una maggiore reperibilità. Questi limiti potranno essere superati in sede di contrattazione collettiva.

La Spagna, il Belgio, la Grecia, l’Ungheria e Cipro si sono astenuti e hanno criticato il testo. Sono state soddisfatte, invece, le esigenze britanniche, paese dove la settimana lavorativa non ha vincoli d’orario e che gode, dal 1993, di una eccezione (appunto l’opt-out) rispetto al tetto massimo delle 48 ore settimanali.

La notizia buona, invece, è che i ministri hanno approvato un progetto di legge sul lavoro interinale che prevede fin dal primo giorno di lavoro uguale trattamento fra lavoratori ad interim e i dipendenti a tempo indeterminato. Si tratta di una regola generale, salvo deroga in caso di accordo nazionale con i sindacati.

Il 27 maggio 2008 l’Elettrolux ha deciso che nel giugno 2009 chiuderà definitivemnete lasciando senza lavoro 450 persone. L’azienda è in attivo, ma probabilmente, come spesso avviene, i padroni dicono di non farcela, hanno troppe spese da sostenere. E’ vero: l’università privata del figlio in America, in U.K. o in Svizzera, la decima Ferrari, la ventesima casa al mare, le vacanze sulla Luna, il campo da golf nel deserto, la piscina con l’acqua marina e l’allevamento d’aragoste, il colier alla moglie fatto di perle di Antares, i pacchi da 6 di bottiglie di Don Perignon del 1400, il sommergibile, la nave da crociera, il campo da tennis sul tetto, lo stadio privato per far due tiri con gli amici, i 100 cani da guardia, e i 50 leoni che badano ai 50000 ettari di tenuta che vanno dalla montagna al mare, tante, troppe spese.