Questa mattina vorrei squarciare il silenzio elettorale con la mia voce, con una musica che s’innalzi in alto e sfondi il coperchio greve che opprime le nostre esistenze, un rumore talmete forte che come un cuneo rosso varchi quel confine grigio e schianti tutto, sgretoli quel muro d’acciao alto migliaia di metri che determina la nostra oppressione. Come me tanti giovani, ragazzi e ragazze, sono precari una condizione descritta da una parola che nel senso comune dei “Grandi” è già un feticcio senza essere, ancora per chi la subisce, generale motivo di ribellione. Eppur qualcosa si muove. Migliaia di giovani decidono di riprovare ad assaltare il cielo. Bisogna provare e riprovare citando Gramsci, perchè il percorso che porta alla liberazione è disseminato di ostacoli ed è governato da trappole che la cappa opprimente dello sfruttamento puntualmente costruisce, per dissumulare l’esistenze, per rimproverare stili di vita, per reprimere le voci fuori dal coro dei potenti. La Sinistra è stata la forza che ha sconfitto spesso l’ideologia del moderatismo, quella avara delimitazione del “possibile” in cui il potere borghese è maestro, dando dignità a masse che non ne avevano mai avuta o l’avevano persa, per sproporzione di potere. Norberto Bobbio la definì così: la sinistra è la scelta di chi privilegia il principio di eguaglianza fra le persone, la destra è la scelta di chi nega questo principio.In una campagna elettorale animata da due soli padroni che rappresentano l’interesse di pochi e intendono realizzare un’idea di società nella quale il benessere resta a quei pochi, il popolo della sinistra ha provato ad affermare una nuova speranza. Un modello più equo e solidale, più giusto e redistributivo. Ma questo è un progetto che avrà una lunga storia e non si fermerà il 15 di aprile. Chi come me è precario sa che la vita è dura: perchè il lavoro (pur essendo laureato) non si trova o è sottopagato, a termine, al nero, è difficile costruire una traiettoria di vita autonoma perchè gli affitti delle case sono smodati, e anche i diritti di cittadinanza sono lesi. Continuamente dalle pagine dei giornali, dalle cattedre universitarie, dai talk-show televisivi, si sente dire che la flessibilità del lavoro è necessaria e che bisogna sacrificarsi un pò tutti per la crescita del paese (parola che ha utilizzato più Veltroni che Berlusconi). Certo a dirlo sono la classe dei potenti, coloro che non si devono sacrificare perchè sono la minoranza benestante, che guadagna 10000 euro al mese, e che vuole mantenere lo status quo, e se le cose si mettono male sono pronti a polarizzare ancora di più la società, riducendo ulteriormente quelle poche misure di redistribuzione della ricchezza. Eppure tutto questo non mi scoraggia, non mi arrendo al destino della precarietà e spero di incontrare nel cammino verso la liberazine intrapreso da me e da tanti altri giovani, altrettante vite e ribellioni. Voglio vivere una nuova stagione di desideri, voglio mettere sul piatto tutta la mia passione, non quella mielosa e rinunciataria da fiction, ma quella vera che sente e percepisce in ogni angolo del pianeta il grido strozzato di chi soffre.
In una giornata piovosa come quella di oggi, vorrei che le nubi si diradassero e il sole in cielo, formasse un arcobaleno, che da oggi e per molto tempo rappresenti tutte le donne e gli uomini sfruttati; sia il simbolo di una rinnovata speranza in un’umanità più umana. Per tornare a credere che un giorno se lo vogliamo e solo se lo vogliamo Noi, su questa terra, será mejor la vida que vendrá, allora potremo uscire dal guscio di plastica in cui la metropoli e la fabbrica espansa ci stanno costringendo a vivere, e tornare a sentire le emozioni veramente, quelle che ti fanno bene allo spirito e al cuore, quelle che ti riempono gli occhi di colori, quelle chi ti rendono libero, riappropiandosi delle nostre sensazioni come Rimbaud.
Le sere azzurre d’estate, andrò per i sentieri,
Punzecchiato dal grano, a calpestare erba fina:
Trasognato, ne sentirò la freschezza ai piedi.
Lascerò che il vento mi bagni il capo nudo.
Non parlerò, non penserò a niente:
Ma l’amore infinito mi salirà nell’anima,
E andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro,
Sensazioni (A. Rimbaud, 1870). Nella Natura, – felice come con una donna.