Giovani e precari, 1 su 5 lavora
e guadagna il 23% meno di papà
Fabio Sebastiani
Giovani sempre più penalizzati nel mondo del lavoro. E se il mare di precarietà in cui sono costretti a vivere non basta a narrare il massacro sociale di una o forse due generazioni, i dati sul divario salariale rispetto alle altre classi di età e quelli sulla disoccupazione nell’Europa dei 25 aggiungono qualche elemento in più di riflessione. Le buste paga degli under-trenta veleggiano ormai verso uno scarto che in alcuni casi è del 30% rispetto ai lavoratori senior.
Eurostat, poi, proprio ieri ha collocato il nostro paese agli ultimi posti nella graduatoria sull’occupazione giovanile: 21,8% insieme alla Grecia, contro il 5,1% dell’Olanda, che compare al primo posto. Tra le due dinamiche, ovviamente, c’è una correlazione diretta.
La precisione delle cifre, peraltro reiterate a distanza di pochi mesi da una analoga ricerca di Bankitalia, non lascia adito a dubbi interpretativi. Così, nel 2008, secondo lo studio di Od&m (pubblicato in questi giorni su Repubblica on line ), gli under 30 avranno una busta paga inferiore del 23% rispetto ai loro colleghi della fascia di età compresa tra i 41 e i 50 anni.
I giovani lavoratori dipendenti vedono peggiorare la situazione di anno in anno. Nel 2003, infatti, il divario era del 17%. In pratica, quello che sta accadendo è che le imprese stanno approfittando del periodo di avvio al lavoro. Nei livelli iniziali si rimane per un lungo periodo e quindi la busta paga non sale mai. Sarà per questo quindi che il 27% dei giovani under 35 e il 20% delle giovani coppie sono indigenti, cioè sotto la soglia di povertà.