Marzo 2008


Elezioni 2008. Io sono qui. E tu dove sei?

Veltroni non ha rinunciato alla pubblicità commerciale per la campagna elettorale del suo partito, così rompendo tutti i legami leali con gli elettori, ingannando e illudendo le persone, nascondendo sotto la spessa ed ermetica coltre dello spettacolo le proprie posizioni politiche. Uno spot uguale a quello di Berlusconi (Meno male che Silvio c’è) nel messaggio, nelle immagini, nelle riprese, nella scelta dei soggetti. A questo punto l’unica cosa che differenzia PD e PDL è giusto la L.

Anche la stampa estera, in questo caso il News week americano, si è accorta del palese compromesso post-elettorale che Veltroni e Berlusconi si promettono dai palchi dei comizi elettorali.

 Eating mozzarella cheese is becoming a test of patriotism in Italy. But not just any mozzarella. No, this has to be cheese made from the milk of water buffaloes raised in the region around Naples. The product is a prestige export and the industry is vital to the local economy, but after years in which mountains of garbage have piled high on Neapolitan streets and people have taken to dumping rotting refuse more or less anywhere they please, poisonous dioxins have started turning up in the buffalo milk. The levels are only fractionally above European norms. But the crisis is so symptomatic of what’s gone wrong in Italy that it’s become an issue in the current political campaign.

“When was the last time you ate buffalo mozzarella?” NEWSWEEK asked center-left candidate for prime minister Walter Veltroni on a dusty campaign bus rumbling through the Sicilian countryside last week. “A couple of days ago,” said the mild-mannered former mayor of Rome. “I’m not afraid. Our world today is a world that embraces fear—and that is what scares me.” His tone may be quiet, but after 30 years in politics he knows how to stay on message. His main rival, center-right former prime minister Silvio Berlusconi, has built his political career not least by playing on concerns among small-business owners and conservative Roman Catholics about the power of erstwhile communists like Veltroni in Italian politics. “Fear is something that is easy to sell,” says Veltroni. “It is much easier to sell fear than hope. We are investing in hope.”

Yet the greatest fear of each candidate may well be that he’ll win—only to preside over yet another Italian government crippled by fractious political parties and shaky coalitions in the two houses of Parliament. Such a regime cannot even begin to save Italy from a mountain of economic and political woes. The economy is flat, verging on recession. Technically a member of the G8, a group of the world’s most industrialized countries, Italy has had almost no growth for a decade and salaries, as a function of purchasing power, are half that of Britain. Its debt is so massive that every man, woman, child and newborn is being charged €1,200 a year for interest payments alone. And all signs point to the situation getting worse.

For that very reason, only a few months ago Veltroni and Berlusconi were moving toward each other like old heavyweight fighters asked to sit on the board of the same charity. A jab here, a feint there, and they were just about to get down to the first order of business: an electoral law that would take away the power of the splinter groups that have made and broken so many governments. The then Prime Minister Romano Prodi proved unable to prevent the collapse of his lackluster leftist government (which included 11 parties); new elections were called and Italy looked like it would go back to politics as usual. But that isn’t what’s happened—and in that fact lies some real hope for the future.

Veltroni refused to run in a coalition with the troublesome little parties of the extreme left. Berlusconi teamed up with some of his old allies, but made it absolutely clear it was all about him, not them. For the first time in modern Italian history, the election, to be held on April 13 and 14, presents the semblance of a real two-party contest. If the candidates are serious about solving Italy’s problems, they’ll leave the door wide open to the possibility of a “grand coalition” once the votes are counted—even if neither is quite ready to say yes to that proposal in public, although Veltroni strongly hints that he would. Berlusconi rejects the idea for the moment, but has joked that their policies on several issues are so close that Veltroni has been stealing from his platform.

The personalities don’t mix well, that’s for sure. Berlusconi, a former singer on cruise boats who became a billionaire by building an empire of privately owned television stations, is without question Italy’s most entertaining politician. During his one full term as prime minister, from 2001 to 2006, Berlusconi’s family not only kept control of his own empire, but he gained control of the powerful state broadcasting networks. He also has major interests in leading media outlets. Although the courts have pursued Berlusconi relentlessly on various charges of shady business dealings, he managed to beat the rap in every case. Now 71, he looks much younger, thanks to his undeniable personal energy and a few equally undeniable cosmetic touches, including the color and quantity of his hair.

Salari, una questione europea
 
 
Il 5 aprile a Lubiana, in concomitanza con la riunione dei ministri dell’economia e dei governatori della banche centrali europee, si terra’ una manifestazione dei sindacati di tutta Europa. Parte la campagna della Ces per l’aumento delle retribuzioni, per la difesa del potere di acquisto, per ridurre le differenze tra i paesi, per rafforzare la contrattazione collettiva
 
Mille euro al mese
 
 
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di Antonio Morandi
Segretariato Europa Cgil
 
 
Poco più di mille euro per arrivare a fine mese. E’ questa la cifra netta mensile media che un lavoratore italiano riceve. Dopo le ripetute denunce dei sindacati, gli allarmi della Banca d’Italia, persino i richiami del Presidente della Conferenza episcopale italiana Angelo Bagnasco, a mettere nero su bianco è stavolta il rapporto elaborato dall’ Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) e che riguarda il peso del fisco sulle retribuzioni dei lavoratori. Rapporto aggiornato e presentato proprio in queste settimane. La media dei paesi Ocse presenta una retribuzione netta di 24.660 dollari l’anno (che sale a oltre 26 mila nell’area euro) mentre per i lavoratori italiani la media si ferma a 19.821 dollari l’anno, ovvero poco più di 13.000 euro. Avviene invece l’opposto se si calcola il peso delle tasse (tra imposizione fiscale e contributi previdenziali) l’Italia si colloca al sesto posto: le paghe più basse con l’imposizione fiscale tra le più alte. Nella classifica dei trenta paesi più industrializzati che aderiscono all’Ocse i salari italiani si collocano al ventitreesimo posto, dietro a Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna e Grecia. Il rapporto dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, se aggiunge anche che a contrarre i redditi dei lavoratori dipendenti, è anche il fiscal drag, il cosiddetto drenaggio fiscale: quel fenomeno per cui l’adeguamento dei salari all’inflazione comporta uno scaglione di tasse più elevato che dunque finisce per assorbire gli aumenti stessi.

I RAFFRONTI CON GLI ALTRI PAESI
In Europa se la passano peggio degli italiani, solo i portoghesi e gli abitanti dei Paesi dell’ area dell’Est; in fondo alla classifica anche turchi. Per il resto, in tutti gli altri paesi si registra un salario medio più alto. In Corea il salario medio è di 37.844 dollari l’anno. Se si resta in Europa, dalla classifica Ocse emerge comunque che un inglese guadagna quasi il doppio (l’87,8% in più) di un italiano, un tedesco il 43,1% e un francese il 28,6% in più. L’Italia è nettamente sotto la media Ocse (24.660 dollari), la Ue a 15 (26.434) e la Ue a 19 (23.282). Se tra l’anno 2000 ed il 2006 il peso della tassazione sui salari in Italia è leggermente diminuito (-0,9 per cento), tra il 2006 e il 2007, le tasse pagate da un lavoratore single sono aumentate di 0,118 punti mentre i contributi trattenuti dalla busta paga a favore dei programmi previdenziali sono cresciuti di 0,227 punti. Secondo i dati dell’Ocse sono invece rimasti invariati i contributi pagati dalle aziende a favore dei programmi previdenziali dei dipendenti. Le tasse sul reddito, sempre nel caso di lavoratore single, sono ora pari al 14,4 per cento mentre i contributi ai programmi previdenziali sono pari rispettivamente al 7,2 per cento per il lavoratore e al 24,3 per quanto riguarda il datore di lavoro.

A paragone, in Francia il cuneo fiscale è pari al 49,2 per cento (con una incidenza del 9,9 percento per le tasse sul reddito e pagamenti contributivi del 9,6 per cento per il lavoratore e del 29,6 per cento per le aziende), mentre la Spagna il prelievo totale scende al 38,9 per cento ripartito al 10,8 per cento per le tasse, al 4,9 per cento per il contributo del lavoratore alla pensione e al 23,2 per cento per quello ell’azienda. Nel caso della famiglia monoreddito con due figli a carico, il cuneo fiscale dell’Italia (pari al 33,8 per cento, in rialzo di 0,4 punti rispetto al 2006), è il dodicesimo come incidenza fra i paesi Ocse, alle spalle di Ungheria (43,8 per cento), Turchia (42,7 per cento), Grecia (42,6 per cento), Francia (41,9 per cento), Belgio (40,5 per cento), Svezia (39,4 per cento), Austria (37,9 per cento), Finlandia (37,8 per cento), Polonia (37,4 per cento), Olanda (36,6 per cento) e Germania (36,4 per cento). Meglio delle famiglie italiane stanno quelle del Regno Unito (28,3 per cento), del Giappone (23,8 per cento), del Canada (19,9 per cento), degli Stati Uniti (18,1 per cento) e dell’Islanda (11,4 per cento).

Per l’Italia un segnale positivo, per quanto modesto, viene dal raffronto storico: dal 2000 al 2006 infatti il cuneo fiscale è sceso dello 0,9 per cento con un miglioramento più sensibile per i lavoratori a basso reddito: nel loro caso, il cuneo fiscale è diminuito dell’1,9 per cento mentre per i più ricchi è sceso dello 0,3 per cento. Interessante anche verificare come il reddito lordo per un lavoratore single è aumentato nel 2007 del 2,6 per cento a 23mila 990 euro, ma gran parte di questo aumento è stato eroso dall’inflazione (cresciuta del 2 per cento): l’aumento effettivo, al netto delle tasse, è stato così solo dello 0,6 per cento cui tuttavia ha fatto fronte un aumento medio di tassazione dello 0,2 per cento. Sono invece rimasti invariati i contributi pagati dalle aziende a favore dei programmi previdenziali dei dipendenti. In totale le tasse sul reddito, sempre nel caso di lavoratore single, sono ora pari al 14,4 per cento mentre i contributi previdenziali sono pari rispettivamente al 7,2 per cento per il lavoratore e al 24,3 per quanto riguarda il datore di lavoro. A paragone, in Francia il cuneo fiscale è pari al 49,2 per cento (con una incidenza del 9,9 per cento per le tasse sul reddito e pagamenti contributivi del 9,6 per cento per il lavoratore e del 29,6 per cento per le aziende), mentre la Spagna il prelievo totale scende al 38,9 per cento ripartito al 10,8 per cento per le tasse, al 4,9 per cento per il contributo del lavoratore alla pensione e al 23,2 per cento per quello dell’azienda.

UNO SCENARIO PER NIENTE TRANQUILLIZZANTE
Illustrando gli obiettivi della manifestazione europea del 5 aprile a Lubjana, John Monks, Segretario generale della Confederazione europea dei sindacati, dice:“ In tutti i paesi dell’Unione Europea si registra una riduzione del potere d’acquisto dei salari, di pari passo con la riduzione del peso dei redditi da lavoro nei rispetti redditi nazionali. La globalizzazione ha fatto crescere in misura esponenziale le percentuali di profitto per alcune Aziende il potere dei servizi finanziari in certi paesi, ma allo stesso tempo ha provocato enormi disuguaglianze a danno soprattutto dei lavoratori”. Ecco perché – dice Monks – “occorre aumentare i salari e ridurre le disuguaglianze. Anche se l’allargamento dell’Unione europea ha esteso il mercato interno, gli Stati uniti d’America sono sempre rimasti per l’Europa il principale sbocco delle esportazioni. Perciò il rischio di una recessione importata dagli Stati uniti è reale. Proprio per fronteggiare questa situazione e per consolidare il mercato europeo, l’Europa ha bisogno di rilanciare la crescita. Il questa chiave è fondamentale l’aumento dei salari”. Infine il segretario generale della Ces conclude: “A dispetto di quanto afferma la Banca centrale europea, l’aumento dei salari è innanzitutto una spinta alla crescita”.
 
 
(
www.rassegna.it, 27 marzo 2008)

 

Mattina. Molte dichiarazioni si alternano in questi giorni; alla mattina, al pomeriggio, alla notte. Oggi con il sole voglio provare a sintetizzare in qualche riga una scelta politica compiuta da Veltroni che mette a repentaglio una tradizione politica e le sue conquiste passate e future.

Contrariamente a quanto pensa Veltroni che cambia pelle e sposta a destra il baricentro del suo partito e del suo programma ed intende accordarsi in caso di vittoria o di sconfitta con il PDL per realizzare le riforme neccessarie per il paese, credo che l’unico Voto Utile sia quello alla Sinistra Arcobaleno. E’ in atto già in campagna elettorale, ma credo che proseguirà con maggior forza dopo, con la formazione del governo di Grancoalizione, un quotidiano attacco alla Sinistra, alle forze che la rappresentano e alla sua storia, soprattutto “da quelli” del Pd che si annunciano come il Nuovo ma si scordano che sono ancora al governo. Una polemica quella contro la Sinistra che si avvicina alle dichiarazioni di Berlusconi, che già ci dice di come Pd e Pdl andranno a braccetto nella prossima legislatura.                                                                                           Qui qualcosa non mi torna: ma Veltroni non proviene proprio da quella cultura politica? E una parte del Pd non è cresciuta nei partiti della sinistra italiana? Si potrebbe pensare che allora è solo una trovata elettorale, come quella di cantare l’inno italiano di Mameli (e in qualche occassione del Piave), per raccogliere consensi. Si potrebbe dire che è una sortita snob di una classe politica , di un’intellettualità bourgeois-bohemien che si è nutrita più di cinema che di fabbrica, che adesso bolla come retrò quegli ideali a cui aveva creduto quando era ragazzo. Insomma i soliti errori di quando si è giovani.                                                                                                                                                                   Credo purtroppo che la questione sia molto più seria. Veltroni ed il Pd intendono estromettere quelle forze politiche e quei movimenti che si oppongono e lo hanno sempre fatto, ad alcuni loro candidati ed elettori, che rappresentano la minoranza di questo paese. Veltroni ci tiene a ribadire che si rinnova politicamente, che non ha più niente a che fare con la Sinistra,  che assieme a Berlusconi realizzerà una riforma elettorale che terrà fuori l’opposizione sociale per rafforzare ed acquistare la fiducia del blocco minoritario dei poteri forti. Il Pd con questa strategia intende insomma rappresentare ed assumere come base con cui dialogare e legare una allenza elettorale  piuttosto che la classe lavoratrice l’imprenditorialità italiana e tutto il mondo produttivo. Le candidature ed i programmi parlano chiaro. Un pò meno Walter che pacatemente e sinceramente passa da piazza a piazza vendendo con parole vuote, promesse esilaranti, e un impianto comunicativo e plubblicitario studiato a tavolino la propria immagine e quella del partito ad un elettorato che come ogni consumatore è facile da ingannare. 

Ciò nonostante i problemi del paese sono ben altri, riguardano i milioni di precari, di giovani, di donne, di disoccupati, di studenti, di migranti, di lavoratori in nero, che non riescono a progettare la proprio esistenza. Probabilmente quello che il Pd intende fare è tacciare queste persone, renderle inermi, toglierli la dignità di autodeterminarsi, assoggettarle ai meri processi di valorizzazione e di produzione, respingere ogni tentativo di ribellione. Infatti più volte Veltroni in questa campagna elettorale ha dichiarato di risolve la questione sociale con l’assunto: “se cresce l’economia tutti staremo meglio”. Non è vero! Se cresce l’economia i soli ad arricchirsi sono coloro che detengono la proprietà di quell’economia. Solo tramite il conflitto sociale gli operai e i lavoratori sono risusciti a strappare alla classe imprenditorile del paese qualche diritto e lievi aumenti salariali, se avessero aspettato la loro prodigalità guadagnerebbero ancora uno stipendio ottocentesco.

Proprio il conflitto sociale caro Walter che tu ritieni obsoleto e che tenterai di ammutolire ha permesso a molti poveri di acquisire dignità e un minimo di giustizia. 

Per fortuna che ancora c’è la Sinistra Arcobaleno che vuole rappresentare una parte ben precisa del paese, quella che magari una parte del Pd a già iniziato a disprezzare: i più deboli, gli indifesi.

Per foruna che c’è la Sinistra Arcobaleno che vuole essere la voce nelle istituzioni del conflitto sociale, di tutte quelle lotte e movimenti sociali che altrimenti da soli sarebbero cancellati dal silenzio della repressione.

Per fortuna che c’è ancora la Sinistra Arcobaleno che si schiera limpidamente con la maggioranza del paese e propone senza giochi di parole un programma chiaro e dettagliato su quello che intenderà fare se vincesse le elezione.

L’Unico Voto utile è alla Sinistra Arcobaleno, la sola forza politica che fa una scelta di parte, sta dalla parte dei precari e dei lavoratori.

Giac.

1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza

Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoroe quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.

2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà

I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito

Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscaliper i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovaniin cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassiportandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%,di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.

4. Pensioni: per un’anzianità dignitosa.

Il sistema pensionistico contributivo combinato con la discontinuità dei versamenti causata dai contratti precari, condannerà milioni di ragazze e ragazzi a un futuro di povertà. La Sinistra l’Arcobaleno propone un intervento legislativo di riforma del meccanismo di calcolo delle pensioni, che assicuri una pensione netta non inferiore al 65% dell’ultima retribuzione, con un minimo nel 2008 di 600 euro mensili, rivalutato successivamente di anno in anno sulla base dell’inflazione reale.
Nei criteri di accesso alla pensione va considerata non solo l’età, ma anche gli anni di
contributi versati.
La tipologia del lavoro svolto influisce direttamente sia sull’aspettativa di vita sia sulla sua qualità.
I lavori usuranti (notturni, a vincolo, alla catena, a rischio) dovranno essere riconosciuti
effettivamente e definitivamente, consentendo ai lavoratori che li svolgono di andare anticipatamente in pensione.
Per le pensioni attuali minime e basse La Sinistra l’Arcobaleno propone un aumento fino ad almeno 800 euro nette mensili e di cambiare il meccanismo di rivalutazione di tutte le pensioni collegandolo alla ricchezza prodotta dal Paese e all’inflazione calcolata su un paniere di beni e servizi essenziali.

6. Libertà e autodeterminazione femminile

Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistitaper eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazionebasate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

10. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà

L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatrichenei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini. Inoltre La Sinistra L’Arcobaleno propone di abrogare la Fini-Giovanardi sulle droghe, superando in una prospettiva non proibizionista la normativa vigente.

11. La casa è un diritto, non una merce

Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutuidi chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

12. Convivenza, inclusione, cittadinanza

Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

13. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro

Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblicafondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno proponela generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato,l’innalzamento dell’obbligo scolasticoda fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni;la valorizzazione del ruolo dell’insegnantecome intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblicoin alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’annoper i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studioelevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

Il grande Pasolini  aveva già documentato e dato voce ad un dramma che tutti i giorni si ripete: le morti sul lavoro. L’intellettuale lo fa da Massa e dalle cave bianche, dove già all’epoca si moriva e gli operai erano anche cinicamente ricattati di essere licenziati se avessero alzato la voce e denunciato la loro inumana condizione.

http://it.youtube.com/watch?v=rmZNv1as8NY

Dal Messaggero studio a sopresa: in senato più il risultato è
bipartitico più vince Silvio
Perché il vero «voto utile» è a sinistra
Matteo Bartocci

Più voti Veltroni più vince Berlusconi. Dati del 2006 alla mano è uno
dei paradossi più clamorosi, per il senato, della legge elettorale
«porcata» votata dal centrodestra. Uno studio pubblicato ieri sul
Messaggero ha il merito di rovesciare tutti i luoghi comuni costruiti ad
arte sul «voto utile». Soprattutto perché con un’operazione di verità
ribalta l’analisi dal bipartitismo artificiale Veltroni-Berlusconi
prendendo in considerazione tutte le forze principali in campo: Pd, Pdl,
Sinistra arcobaleno e Udc.
Com’è noto, alla camera con questa legge elettorale basta un solo voto
in più rispetto a tutti gli altri partiti per accaparrarsi 340 deputati
(il 54%). E visto che a Montecitorio Berlusconi è in testa in tutti i
sondaggi, Pd, Sa e Udc si spartiranno i 270 deputati restanti. Chi parla
di pareggio dunque deve necessariamente concentrarsi su palazzo Madama,
che anche nella prossima legislatura sarà l’ago della bilancia.
Sul Messaggero di ieri Claudio Sardo traccia 4 scenari constatando che
«il controllo della camera alta non dipende solo dallo scontro diretto
Berlusconi e Veltroni» ma soprattutto dal risultato delle altre forze
politiche. Per come è fatta la legge elettorale e per la serie storica
di dati tra regioni «bianche» e «rosse» una maggioranza chiara (di
destra) è infatti quasi impossibile.
Salvo in un caso: con i due partitoni che prendono tutto o con una
sinistra perdente sotto l’8%. Prendiamo per semplicità la simulazione
più «bipartitica» di tutte: prevede un testa a testa Pd-Pdl (39,4%
contro il 42, 4%) e una sconfitta pesante sia per Bertinotti che per
Casini (entrambi sotto il 6%). Ebbene, potrà sorprendere, ma proprio il
risultato più netto è quello che garantisce la maggioranza assoluta del
senato a Berlusconi: 164 seggi al Pdl contro i 138 del Pd e 2 ciascuno
per Sa e Udc ( in Toscana e Sicilia). Questo perché sia nelle regioni
«rosse» che in quelle «bianco-azzurre» proprio le terze forze Sa e Udc
hanno l’effetto (riequilibrante) di togliere seggi al partitone
perdente. Facendo le somme, in quasi tutte le regioni un successo della
Sinistra toglie seggi a Berlusconi. Al Sud, viceversa, un risultato
dell’Udc favorisce (di poco) Veltroni. Non a caso, la simulazione
massima in cui la Sinistra raggiunge il 9,3% (21 senatori) è anche
quella in cui Berlusconi prende meno seggi (154).
Dal punto di vista politico si possono trarre due conclusioni. La prima
è che chiunque vinca in senato ci saranno comunque tre opposizioni (Sa,
Udc e Pd) che non si possono sommare tra loro. Per esempio: sulle
missioni estere Udc e Pd potrebbero votare con il Pdl ma la Sa no.
La seconda, altrettanto importante, è che parlare di sostanziale
pareggio non vuol dire altro che preparare uno scenario in cui Pd e Pdl
da soli controllano 311 seggi su 315 a palazzo Madama. Un numero forse
insufficiente a dare un governo stabile ma che consente di fare riforme
costituzionali senza neanche passare per il referendum confermativo. Una
«grande coalizione» per le riforme del tutto inedita nella storia
repubblicana.
Nel 2006 Prc, Pdci e Verdi hanno avuto più voti al senato che alla
camera. Segno che una parte dell’elettorato ha voluto garantire la
vittoria a Prodi con un voto «utile» sentendosi invece più libero a
palazzo Madama. Stavolta si vuole far credere l’esatto contrario. Ma se
così avvenisse l’unico effetto concreto sarebbe di consegnare il paese a
Berlusconi. Se il 30% di elettori è ancora indeciso è ora che la
Sinistra arcobaleno provi a spiegare, anche con i numeri, che l’unico
voto utile contro Berlusconi è il suo.

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.”

Antonio Gramsci.

Bonjours à tout le monde,

come dal titolo del post questo blog vuole misurarsi con la condizione di precarietà che molti giovani, donne, migranti, uomini provano ogni giorno sulla propria pelle. Come me molte persone subiscono questo stato dell’esistenza che si confronta quotidianamente con la cifra cara dell’incertezza e  della discontinuità lavorativa. La metropoli è il grande contenitore di queste vite, ma ne è anche fondamento e rappresentazione. La metropolitana rende bene l’idea della precarietà nell’immagine del passaggio da un vagone all’altro del treno per raggiungere un luogo, allo stasso modo chi è intermittente passa da un lavoro all’ altro coattivamente, senza troppe possibilità di scelta, per provare ad essere indipendente e costruirsi una vita.

Invito tutti a contribuire con qualsiasi genere di materiale per arricchire e articolare il dibattito.

Bye.